Nazionale

Sport e diritti lgbtqia+: servono spazi adatti a tutte e tutti 

Quotidiano nazionale ha dedicato una pagina all'approfondimento del tema, intervistando Chià Rinaldi, Uisp Emilia-Romagna, e N. Maesi, Arcigay

 

L’edizione di sabato 4 luglio di Quotidiano nazionale ha affrontato il tema dei diritti delle persone lgbtqia+ nello sport, intervistando Natascia Maesi, presidente di Arcigay, l'associazione LGBTQIA+ più grande d'Europa con circa 45mila soci, che da tempo si occupa anche di temi sportivi. “Il dibattito sulle persone transgender e intersex è all'ordine del giorno - spiega Maesi - ma non c'è solo la questione dello sport agonistico, c'è anche quella degli spazi. La discriminazione esiste dalla notte dei tempi anche nei gruppi sportivi amatoriali. Parlo degli spogliatoi, intesi come spazio fisico e spazio sociale: i dati che riguardano le persone transgender sono inquietanti. Già l'abbandono dell'attività sportiva nei giovani è un fenomeno in aumento, per il quale bisognerebbe trovare misure di contrasto. Se parliamo di persone trans però il dato è spaventoso: il 90% di loro rinuncia a fare sport, soprattutto di squadra. Perché sono vittima di bullismo, ma anche perché docce e spogliatoi non rispettano la loro privacy”.

Lo sport si interroga sull'identità di genere da quando le persone vittime di discriminazioni hanno alzato testa e voce. Il caso di Valentina Petrillo, atleta paralimpica ipovedente transgender a Tokyo 2020, ha aperto una questione politica: di qui polemiche e dibattiti. “Nello sport di base si è sempre risolto col buon senso. Qualche esempio? Il tesseramento 'alias' per le persone trans e non binarie introdotto da Uisp e imitato da altri. O ancora gli esperimenti di 'Giochiamo Misti', eventi Uisp dove si gareggia senza distinzioni di genere”.

Infatti, l'impegno Uisp per garantire il diritto alla pratica sportiva a tutti e tutte si concretizza, ormai da anni, con progetti, campagne, percorsi formativi rivolti a dirigenti, operatrici ed operatori, tesi a promuovere partecipazione e inclusione. Una di queste esperienze è quella condotta da Uisp Emilia-Romagna con il progetto “Differenze in gioco - Cambiamo lo sport per Tutt*”, che ha prodotto le 'Linee guida per spazi sportivi ideali'. Si tratta un vademecum prodotto dall’Uisp regionale e sviluppato in collaborazione con Giulia Giornaliste, Arcigay, Genderlens, co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e orientato al contrasto alla violenza di genere e alle discriminazioni omolesbobitransfobiche. Dagli studi effettuati è emerso un documento contenente strategie per rendere spazi e attività sportive più adatti a esigenze e corpi diversi. Le linee guida si soffermano su aspetti spaziali, relazionali e di strutturazione delle attività sportive che influenzano l'accessibilità dello sport nel suo senso più ampio, provando a elaborare strategie alternative. L'obiettivo è quello di promuovere una cultura sportiva meno binaria, meno orientata alla performance e più equa e accogliente rispetto alle differenze. Qualche esempio? Dotare gli spogliatoi di docce individuali, se possibile fuori dagli spogliatoi uomo-donna, produrre una cartellonistica chiara senza stereotipi di genere, non richiedere il genere al momento delle iscrizioni, predisporre schede di allenamento non divise per genere ma per finalità, incentivare attività miste e tanto altro.

“Uisp ha una mission molto identitaria - racconta Chià Rinaldi, responsabile del progetto - che è quella di rendere sostanziale il diritto allo sport. Le Linee Guida nascono da una domanda semplice: i nostri ambienti, le nostre attività, permettono davvero una partecipazione plurale? Questo lavoro ci sta permettendo di comprendere a fondo le barriere di accesso allo sport per provare a contrastarle attraverso azioni concrete”. (Fonte: Quotidiano Nazionale)